RISULTATI

ECCO I RISULTATI DEL concorso Europan 14!

Dopo il “Forum delle città e delle Giurie” che si è svolto a Helsinki il 20 e 21 ottobre 2017, e dopo i lavori conclusivi delle Giurie nazionali di tutta Europa, vi presentiamo i progetti premiati di questa quattordicesima edizione!
Il National Closing Event + Workshop per Cuneo è previsto a gennaio 2018 per partire subito con l'avvio del processo di realizzazione.
1003 progetti provenienti da tutto il mondo in risposta ai 44 programmi proposti dai promotori dei siti dei 13 paesi europei organizzatori del concorso.
24 proposte ricevute per Cuneo il 70% dei gruppi iscritti. I progettisti italiani come sempre in prima fila salgono sul podio sia in Europa che in Italia. Ecco i progetti premiati per il sito di Cuneo. Per tutti i risultati europei visitate il sito di europan europeenglish version

VINCITORE: Green is the colour

PROGETTISTI: Federico Aru e Michela Serra
Cuneo può essere definita una città rurale, città territoriale, e città agricola. In questo caso la città produttiva esce dai confini urbani per avanzare in un paesaggio naturale attivo e produttivo che regola la vita degli abitanti. Questa connessione tra l'interno e l'esterno - che trova la sua validità nelle radici storiche della città - consente al progetto per l'ex Caserma di Montezemolo di muoversi su più scale. Una prima scala strategica esplora i rapporti di utilizzo con l'esterno: un grande polo di eccellenza per l'innovazione nel settore agroalimentare, in cui i giovani possono mettersi in contatto, stimolare l'un l'altro e stabilire rapporti collaborativi con aziende e istituzioni pubbliche. La produzione rurale si unisce alla città con un uso compatibile alla alta specializzazione, ricerca, innovazione e scambio.
Il progetto cerca di lavorare al limite tra l'interno urbano e l'esterno rurale. Questo confine è identificato con il parco dei fiumi Stura e Gesso, che oggi ha rapporti con la zona del sito strategico. Pertanto l'obiettivo è quello di collegare le rive connettendo gli spazi verdi, tra cui l'ex Caserma Montezemolo, che potrebbe costituire un grande spazio pubblico unico in cui è anche possibile realizzare una rete a basso costo di mobilità sostenibile. Nelle relazioni a corto raggio la proposta insiste sul legame con le più vicine strutture esistenti, basandosi sull'idea che la trasformazione del sito potrebbe riattivare spontaneamente l'ambiente circostante.Punti chiave del programma: innovazione e collaborazione, cultura, sport e tempo libero. Il parco vive di tre elementi fondamentali: il muro, la vegetazione e i grandi padiglioni. Le loro relazioni cambiano a seconda delle condizioni di utilizzo e delle stagioni attraverso la loro variabilità, permanenza e trasformazione. I grandi spazi aperti e il circuito sono i luoghi di socialità e quei luoghi in cui potrebbero verificarsi eventi temporanei come mostre, spettacoli e eventi sportivi. Gli edifici sono considerati grandi contenitori vuoti, padiglioni espositivi che potrebbero ospitare diversi usi ed eventi temporanei.

SEGNALATO: MAKING ROOMS  

PROGETTISTI: Cristina Renzoni, Ianira Vassallo, Silvia Lanteri, Eudes Vito Margaria
collaboratori: Giorgia GrecoUn sistema interconnesso di persone e luoghi. Il progetto MAKING ROOM(S) intende proporre uno sguardo angolato sulla città di Cuneo, attraverso una doppia prospettiva che al contempo osservi da lontano e da vicino la città e il suo territorio.
Il primo punto di osservazione mette a fuoco la stretta relazione tra Cuneo e il contesto regionale e ambientale in cui è inserita: le Alpi, i fiumi, i boschi e il paesaggio agricolo circostante contribuiscono alla creazione delle rinomate eccellenze del settore enogastronomico, giocando un ruolo rilevante nella definizione profonda dell’identità del luogo.
Il secondo punto di osservazione fa riferimento alla scala della città e dei suoi quartieri, cercando di metterne in risalto il notevole capitale sociale esistente, costituito da un fitto humus associativo che, alla scala media e piccola, rende possibile una vitale e fertile attività urbana. Da questa prospettiva l’area di progetto offre l’opportunità di disegnare una nuova centralità legata ad una emergente domanda di (sviluppo di) comunità.
Per queste ragioni il progetto è stato immaginato come il risultato di un processo di collaborazione e inclusione tra differenti attori presenti sul territorio, con l’idea di provare a definire lo spazio dismesso della caserma come un BENE COMUNE. MAKING ROOM(S) parte da qui: un processo di coinvolgimento diretto e attivo della comunità locale; un progetto di spazi abitabili e condivisi; un programma di usi possibili. Insieme. Passo dopo passo. Stanza dopo stanza.
 
Adotta uno spazio: contribuisci alla creazione di un Bene Comune. Dove? Negli spazi della ex caserma ma non solo. Il progetto si struttura intorno alla possibilità di includere altri potenziali spazi della città. È un progetto fatto di stanze, ognuna con la sua vocazione e obiettivo ma al contempo aperta e collegata con le altre. Le stanze potranno supportare differenti funzioni ed usi, che si accendono e spengono in modi e tempi diversi nel corso della giornata e della settimana.  
Perché? Ci sono almeno tre ragioni che definiscono questo progetto come innovativo e al contempo sostanziale: 1) la possibilità di rendere maggiormente visibile la relazione tra la città e il  suo territorio;  2) la creazione di nuovi spazi centrali per lo sviluppo di comunità ma anche di servizi per le persone, al di fuori dei modelli tradizionali; 3) l’esperienza di un nuovo modello di progettazione e trasformazione della città, più consapevole ed inclusivo. Questa prospettiva punta sul coinvolgimento della comunità locale e delle associazioni territoriali con l’obiettivo di costruire un’idea complessa e integrata di spazio dove ricerca, loisir, economia e cultura sono legati vicendevolmente.
Chi? L’attore e al contempo il beneficiario principale sei tu! Mandaci un’idea: proveremo a costruire insieme il tuo spazio ideale, coinvolgendo quante più persone possibile. MAKING ROOM(S) è un programma per la creazione condivisa di un BENE COMUNE che sarà adottato dalla città e di cui chiunque potrà prendersi cura! Adotta una stanza, siamo qui per darti una mano!

MENZIONE SPECIALE: THE DIFFICULT WALL

PROGETTISTI: Andrea Alberto Dutto
collaboratori: Andrea Aliangena, Chiara Genta, Andrea Giordano
L'idea del progetto è di mantenere le caserme militari, ri-funzionalizzando gli edifici esistenti e introducendo nuove strutture, per attivare il sito con differenti tipologie di funzioni produttive. I concetti tradizionali dell'artigianato, dell'agricoltura e della produzione digitale sono considerati come categorie del più ampio concetto di produzione culturale.
Il progetto considera tre elementi: la Main Street (o Strip), le isole e i mercati. La prima ipotesi è che il rafforzamento dell'offerta di servizi culturali e di impianti di produzione innovativi potrebbe aumentare l'attrattiva sociale dei quartieri residenziali di recente costruzione. Per questo motivo, l'edificio esistente della caserma che si affaccia sulla Main Street è trasformato in un centro culturale e insieme ad un grande auditorium costituisce un cluster caratterizzato da un ampio porticato.
La seconda ipotesi è che la figura isolata delle caserme può essere mantenuta come un segno caratteristico della città, indipendentemente da un determinato scopo funzionale. In questo senso, la rigidità marziale delle caserme viene attenuata e trasformata in un giardino con forme organiche e sinuose che danno agli edifici esistenti un ambiente nuovo e informale per il tempo libero e il divertimento. Gli edifici all'interno della caserma sono tutti conservati e rifunzionati come edifici produttivi con l'aggiunta di strutture leggere come sentieri coperti e padiglioni. I singoli edifici sono collegati da un circuito coperto che si muove sinuosamente all'interno del giardino per generare diverse visioni e scorci di natura. Inoltre è stato progettato un nuovo edificio, sollevato dal suolo per mezzo di pilastri snelli, per ospitare un Fablab, ovvero un impianto per la lavorazione e la produzione digitale di oggetti.
Infine, la terza ipotesi è che l'inserimento di un mercato all'interno della zona può riattivare i quartieri meridionali della città e stabilire una collaborazione tra attori sociali, istituzioni e produttori locali. In questo caso, l’edificio dal lato di Via Giordanengo viene riattivato come un mercato coperto, attraversato da un nuovo percorso coperto i cui lati sono dedicati ai commercianti.
Queste tre ipotesi di progetto implicano pertanto un complesso insieme, ovvero un'aggregazione di elementi in apparente stato di collisione, contrasto e tensione reciproca.


MENZIONE SPECIALE: LUCY IN THE WOODS WITH DIAMONDS 

PROGETTISTI: Francesco Lenzini
collaboratore: Andrea Mologni, Margherita Marri, Martina Corbella, Jacopo Rosa, Francesca Luci
Cuneo è i suoi paesaggi. Il progetto è concepito per essere un incubatore e per preservare la biodiversità terrestre attraverso una strategia che si svilupperà nel tempo fino al 2050 quando l'obiettivo sarà raggiunto: tutta la zona sarà una foresta. La proposta è legata all'ambiente naturale offerto dai parchi fluviali Gesso e Stura e lavora come area verde e punto di incontro per la comunità. Il progetto mira a sviluppare la condizione di Cuneo come città produttiva attraverso l'impegno di nuove possibilità economiche e sociali.
Il progetto è composto da edifici diversi che ospitano funzioni diverse per aumentare la quantità di utenti possibili e rendere viva questa zona in modi e tempi diversi.
L'approccio architettonico mira a ridurre al minimo l'impronta e a riutilizzare tutti gli edifici esistenti aumentando allo stesso tempo la loro prestazione in termini di energia: una struttura in acciaio leggera e facile sovrapposta alla struttura esistente funge da copertura.
La strategia della foresta in crescita della Piazza d'Armi è sviluppata nel tempo e pianificata in quattro fasi. All'inizio le architetture leggere determinano il pieno e la foresta è il vuoto che crescendo invertirà i ruoli: la foresta sarà lo spazio pieno e le architetture leggere scompaiono progressivamente determinando i vuoti. Nel prima fase la radura-nursery nasce, spalmandosi nel futuro parco per fornire la quantità di alberi che crescono a poco a poco nella foresta. Piccoli alberi sono piantati nell'area che integra la vegetazione esistente. La prima nuova struttura ospita la sala dell’empatia. Nella seconda fase la radura-nursery inizia a ospitare alcune sale per l'esperienza di b&b nella foresta. A poco a poco gli alberi iniziano a crescere. Le nuove strutture ospitano la sala dell'ozio e la sala delle abilità. Nella terza fase la nursery smette di essere un vivaio, continuando a ospitare le stanze e allo stesso tempo apre i suoi spazi a diversi usi pubblici. I boschi stanno diventando uno spazio pieno. La terza nuova struttura ospita la sala dinamica. Nella quarta fase la radura-nursery scompare lasciando grandi vuoti nei boschi che possono ospitare eventi diversi di diverse dimensioni. La quarta nuova struttura ospita il campo base. In un futuro scenario il progetto può definire un corridoio di biodiversità progettato come pergola che consente di collegare attraverso un filamento i due parchi, nell'ipotesi di chiudere la strada, mantenendo il sottopasso.

MENZIONE SPECIALE: CONTAMINATIONS

PROGETTISTI: Andrea Benelli, Vincenzo Moschetti, Giacomo Razzolini, Davide Lucia, Elisa Monaci, Luisa Palermo
Tu sei come una terra / che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla / se non la parola / che sgorgherà dal fondo / come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge. [Cesare Pavese | Ottobre 1945]

Leggendo i versetti di Cesare Pavese scritti circa settant'anni fa, le immagini delle Langhe vengono immediatamente in mente, quelle terre coltivate, come le colline ricche di colori e quei lunghi vigneti pieni d'uva preziosa.
La ricchezza del paesaggio che circonda la città di Cuneo suggerisce quindi nelle sue dense atmosfere molti temi del progetto. Diventa quindi pervasiva nella composizione, definendo criteri e momenti architettonici. Questa necessaria interazione tra l'uomo e la natura appare nel disegno del nuovo percorso proposto per l'area dell’ ex Caserma Montezemolo.
Nasce un nuovo parco urbano, tra la caserma e la ex piazza d’Armi, è una nuova tessitura della città, pronta ad accogliere diverse attività attraenti, diventando un luogo educativo e comunitario.
Il progetto dialoga con le previsioni strategiche dell’area e le emergenze del lotto A; lasciando nell'ipotesi l'opportunità di assegnare il lotto B una nuova fiera per la città, i cui edifici offrono grandi spazi che si affacciano su un importante vuoto pubblico verde. All'interno dell'area, quindi, viene riconfigurato un nuovo tipo di paesaggio per unire le parti interrotte della tessitura urbana. Il progetto mira a proteggere la vita dei cittadini i cui riti sono trasfigurati in temi architettonici in un momento di condivisione.
Il processo compositivo avviene in tre momenti riconoscibili di diversa intensità: innanzitutto un nuovo intervento, la riscrittura di due preesistenti e di un terzo che, con la stessa lingua, definirà una nuova identità architettonica e intervenire in maniera distinta che colpisce varie attività collettive. La grande architettura viene declinata come lunga passeggiata all'aria aperta, diventando una soglia e un'ombra. Si fonde con la vegetazione circostante che penetra nei siti dei lunghi portali prospettici, che sono un tema importante del progetto.
Un teatro, un'area per attività ricreative e pubbliche, un parco giochi interessato alla presenza di attività sportive, definisce le questioni che questo spazio ha per se stesso.
Un insieme di attività che completano gli edifici circostanti, sono ripristinati attraverso la nuova struttura "verde" e vengono restituiti all'intera città.